Ogni epoca ha i suoi dogmi, le sue verità indiscutibili, i suoi totem ideologici intoccabili. Eppure, la storia insegna che spesso chi solleva dubbi, chi denuncia una situazione problematica, viene inizialmente bollato come allarmista, estremista o addirittura fomentatore d’odio. Il problema è che ignorare la realtà, per paura di infrangere convinzioni ben radicate, non aiuta a risolvere le criticità: al contrario, le amplifica, fino a rendere il problema ineludibile.

Il lupo, oggi, rappresenta uno di questi iceberg in rotta di collisione, su cui la società preferisce chiudere gli occhi.

La retorica ambientalista dominante ha costruito un’immagine del lupo idealizzata, quasi romantica: un animale schivo, inoffensivo, simbolo di una natura incontaminata da proteggere a tutti i costi.

Tuttavia, la realtà dei fatti dimostra che questa visione idilliaca è ben lontana dall’essere accurata. Gli episodi di attacchi a bestiame, l’incursione nei centri abitati, i casi di aggressioni dirette o indirette all’uomo si stanno moltiplicando, eppure si continua a minimizzare.

Il caso emblematico avvenuto nel 2023, vicino a San Rossore, con un giovane motociclista costretto a rifugiarsi in cima a una quercia per sfuggire a un branco di lupi, è solo uno dei tanti segnali d’allarme che vengono sistematicamente ignorati.

Ma non dal Comitato Emergenza lupo, fondato nel gennaio dello stesso anno, il quale, dopo un’approfondita analisi della situazione locale, decise di presentare un esposto alla Corte dei Conti della Toscana.

Ma la reazione degli esperti e delle istituzioni continua a essere quella della negazione o del ridimensionamento del problema.

Proprio partendo dal fatto di cronaca, non è stato difficile individuare il responsabile, mostrando uno degli esempi più eclatanti di una “non-gestione” fallimentare del lupo.

Stiamo parlando del Parco di San Rossore e Migliarino.

Per anni, le politiche adottate hanno favorito un’espansione incontrollata di questo predatore, senza considerare l’impatto devastante sulla biodiversità locale. L’articolo de “La Nazione” di Pisa del 31 gennaio del 2025, evidenzia chiaramente le conseguenze: oggi la popolazione di daini è stata quasi annientata, i cinghiali e le volpi sono in forte declino, e l’intero ecosistema del parco è stato compromesso da una presenza eccessiva di lupi.

Questo è l’articolo:

https://www.lanazione.it/pisa/cronaca/lupi-parco-san-rossore-vgol6ndu?fbclid=IwY2xjawIJeqVleHRuA2FlbQIxMAABHalwPETSlP-0u0WoUyglGhRiYmdes3hGtfvaA2M6i7QcZ-3eieucMbdTLg_aem_8lcr1n7ulQwFRfIZw0E7aQ

Questa situazione era prevedibile e prevenibile. L’assenza di una gestione attiva e razionale di tutta la fauna ha permesso che il parco diventasse un territorio dominato dai predatori, con effetti devastanti sugli animali preesistenti.

Eppure, le denunce e gli esposti presentati, come quello alla Corte dei Conti della Toscana sulla gestione del “Parco degli amici del lupo”, sono stati ignorati o insabbiati, con il risultato che ora il problema è diventato evidente anche ai più scettici.

Noi l’iceberg l’abbiamo segnalato due anni prima dello schianto.

Farebbe sorridere, se non fosse per il fatto che purtroppo non c’è niente da ridere, l’esempio di gestione pragmatica della fauna selvatica adottato dal Giappone, che agli inizi del ‘900 ha estinto il lupo da tutte le sue isole.

La conseguenza?

Oggi, in città come Nara, la popolazione di cervi convive armoniosamente con gli abitanti e rappresenta un’attrazione turistica di valore inestimabile.

Come avveniva fino a pochi anni fa al Parco di San Rossore.

È sbagliato pensare di rimuovere completamente una specie dal territorio, ma anche la follia italiana di mandare tutto in malora in nome dell’ideologia animalista è inaccettabile.

Nessuno vuole la distruzione del lupo, ma ignorarne l’espansione incontrollata e i danni che sta causando significa essere irresponsabili.

La gestione della fauna selvatica deve basarsi su dati reali, su strategie di contenimento efficaci e su una revisione delle politiche di protezione che tenga conto delle esigenze di tutti: cittadini, allevatori, agricoltori e delle altre specie animali che stanno subendo le conseguenze di una presenza predatoria non regolata.

Continuare a negare il problema non farà altro che aggravarlo. E, come dimostra la storia, alla fine gli iceberg non scompaiono solo perché si sceglie di non vederli.

È il momento di agire con serietà, prima che il danno diventi irreparabile.

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Di seguito il testo dell’esposto presentato dal “Comitato Emergenza lupo – Arezzo” il 01/03/2023

Al Sig. Procuratore regionale della Corte dei Conti
presso la Sezione giurisdizionale per la regione Toscana
Dott. Massimo Chirieleison
(Via PEC: toscana.procura@corteconticert.it)

Ill.mo Sig. Procuratore regionale,

il sottoscritto Marco Bruni, nato ad ————- il —/—/——, nella qualità di Presidente del Comitato spontaneo “Emergenza Lupo – Arezzo”, in nome e per conto dello stesso, espone i seguenti fatti:

L’art. 1 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157 sancisce che: “La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale”.

La specie daino (Dama dama) rientra in questo patrimonio e, non essendo inclusa tra le specie protette dalla stessa normativa, è cacciabile.

Le carni di questo ungulato sono considerate di altissima qualità per la nutrizione umana, anche perché non viene alimentato con mangimi e non gli vengono somministrati dei medicinali, trattandosi poi di una specie non allevata, ma che vive prevalentemente allo stato selvatico, non ha un impatto sull’ambiente (dal punto di vista ecologico), se gestito correttamente il daino diventa una risorsa per l’economia dello Stato, a costo zero.

Il valore all’ingrosso della carne di daino oscilla dai 4,00€/Kg ai 4,30€/Kg, ogni esemplare ha una resa di 20/25 Kg di carne, per un valore netto unitario tra gli 80/100€.

Al dettaglio la carne surgelata di daino viene venduta a circa 20 €/kg.

In Toscana la gestione ed il contenimento dei daini viene effettuato dagli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) ed i censimenti sulla presenza nel territorio sono effettuati dai cacciatori (appositamente formati ed autorizzati) che intendono praticarne il prelievo selettivo, questi quindi, non rappresentano un costo ma un’ulteriore entrata.

La gestione degli ungulati tramite i censimenti e prelievi selettivi è la strategia universalmente praticata negli Stati che riconoscono il valore della pratica venatoria e danno priorità alla preservazione dell’ambiente con la flora e la fauna che lo compone, garantendone l’equilibrata compresenza.

Come si può invece constatare dalle relazioni di gestione faunistica, l’Ente Parco Regionale Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli ha posto in essere delle procedure che hanno trasformato una risorsa concreta in un costo per la collettività.

Sono infatti state effettuate catture dei daini con sterilizzazione e affido, una pratica assolutamente illogica e dispendiosa, soprattutto se viene effettuata su centinaia o migliaia di capi. Dal settembre 2019 al marzo 2020 sono stati catturati ben 893 esemplari, adottando questa soluzione gli Amministratori del Parco hanno causato, per il grande costo unitario di ogni cattura e per i costi veterinari che comporta in caso di ferite praticate agli animali, un aumento certo dei costi di gestione del Parco.

L’inefficacia di tale gestione fa sì che l’Ente debba rifondere con denaro pubblico per i danni agli agricoltori locali che vedono i daini uscire dalla zona del Parco per danneggiare le colture. A titolo esemplificativo e non esaustivo si rappresenta che solo nel 2019 sono stati rimborsati ben 56.000 euro a 18 aziende agricole.

Ai costi vivi rappresentati dalle catture, spese veterinarie e risarcimenti dei danni, si vanno a sommare i costi del personale preposto alla vigilanza e alla messa in pratica di tali politiche di mala gestione.

Ai danni causati dai daini si vanno poi ad aggiungere anche quelli dei cinghiali, per i quali, parimenti, si procede spesso alla cattura e non agli abbattimenti.

La gestione degli ungulati nel Parco Regionale Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli è peggiorata ulteriormente nel 2016 con l’arrivo della specie Canis lupus nel suo territorio, l’allora Direttore del Parco, il Dottor Andrea Gennai, diede ampio risalto al transito del primo lupo nel Parco, che, a suo dire, avrebbe avuto impatti positivi sulla gestione della fauna del Parco.

Nel 2021 i lupi, divenuti stabili nel Parco, sono arrivati a 4 esemplari, a fine 2022 erano ben 11, l’attuale Direttore del Parco, l’ing. Riccardo Gaddi ha dichiarato che questi lupi rappresentano una risorsa, in quanto predano circa 300 daini all’anno.

Si fa presente, a questo riguardo, che le predazioni del lupo sono indiscriminate, a differenza di quelle che vengono effettuate tramite il prelievo selettivo.

Va considerato inoltre che la predazione dei lupi nel territorio del Parco spinge i daini all’esterno dello stesso, contribuendo al contempo alla crescita dei danni alle colture esterne al Parco.

I daini nelle aree antropizzate costituiscono anche un pericolo per la circolazione stradale, soprattutto se questi, impauriti, sono inseguiti dai lupi.

I 300 daini predati annualmente dagli 11 lupi censiti dal Parco, per un totale di 7 tonnellate di carne di qualità, sono destinati a sfamare una specie che da decenni non è assolutamente a rischio di estinzione, ma che è diventata invasiva e dannosa per l’ambiente e per le proprietà, finanche per le persone.

Il valore all’ingrosso della carne di daino impiegata per questi 11 lupi è di circa 30.000 € all’anno di mancato introito nel bilancio statale (lucro cessante).

Svolgendo una semplice ricerca di mercato in rete, è possibile constatare che nelle Aziende Faunistico Venatorie il valore di un daino palancone (maschio maggiore di 4 anni) e di circa 1.000€, mentre non si scende al di sotto dei 250€ per un esemplare di un anno, dato che l’interesse dell’Ente Parco è il contenimento, offrendo un prezzo calmierato e conveniente, si potrebbe assicurare un introito economico, risolvendo al contempo il problema.

Che la vendita di capi in esubero rappresenti una risorsa lo dimostra lo stesso l’Ente Parco Regionale Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli, che con determinazione N. 576 del 29/09/2022 ha messo in vendita 96 capi bovini ed un capo equino, allevati all’interno del Parco.

Per il monitoraggio continuo dei lupi invece, sono stati costituiti ulteriori gruppi di lavoro, dediti ad un’intensa e onerosa attività di foto-trappolaggio, queste attività costituiscono un ulteriore aggravio a carico del bilancio pubblico, oltre al fatto di spostare le risorse umane da altri impieghi, a questo poi vanno aggiunti i danni da predazione da lupo nelle zone circostanti a quelle del Parco (con risarcimenti a carico del bilancio regionale).

Il Parco Regionale Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli è inserito in un’area metropolitana ampiamente urbanizzata, nel periodo in cui il lupo è stato mantenuto e incentivato nel territorio, si è potuto assistere ad una impennata delle predazioni ai danni degli allevamenti nelle aree circostanti, con conseguenti risarcimenti somministrati dalla Regione Toscana, quindi con fondi pubblici.

Il lupo non rimane confinato in una zona anche se questa fosse ricolma di prede, le generazioni successive di questi animali vengono espulse dagli areali originari, riversandosi in zone nelle quali i lupi erano assenti da secoli, mettendo in crisi l’allevamento e la pastorizia praticati al di fuori del Parco (con i conseguenti risarcimenti a carico del bilancio regionale).

Lo scrivente si interroga se questa gestione irrazionale ed antieconomica della fauna del’Ente Parco Regionale Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli non costituisca un vero e proprio danno erariale, per questo motivo chiediamo a codesta spett.le Procura erariale di verificare se la gestione dell’Ente, che è pubblico, risponda ai criteri di efficienza ed economicità, che dovrebbe essere il faro dell’azione di chi amministra denaro della collettività.

Si allega alla presente:

– Relazione finale gestione faunistica Ente Parco 2019/2020

– Creazione Gruppo di lavoro ungulati Ente Parco

Arezzo, 01 marzo 2023

Il Presidente del Comitato spontaneo “Emergenza lupo – Arezzo”

Marco Bruni