Pecore sbranate, pastori lasciati soli, proteste portate in tribunale: finalmente arriva un po’ di giustizia.

Il Comitato Resistenza Pastorale accoglie con profonda soddisfazione la decisione dell’Autorità Giudiziaria di archiviare il procedimento nei confronti dell’allevatore Matteo Contena, a seguito del gesto disperato ed esasperato dello stesso, quando il 6 marzo 2024 depositò in Piazza Guido Monaco, ad Arezzo, una sua pecora sbranata e uccisa da un lupo.

Quell’azione, tanto discussa quanto strumentalizzata, non è mai stata una provocazione fine a sé stessa, ma un atto di denuncia civile: la voce di un allevatore che ha scelto di mettere al centro le sue pecore, il loro dolore e la loro sofferenza quando cadono sotto le fauci dei lupi, sentimenti e fatti troppo spesso ignorati.
Matteo Contena, come tanti allevatori seri e responsabili, vive quotidianamente con i suoi animali, li accudisce, li protegge, ne conosce i bisogni e ne garantisce il benessere. Le pecore non sono numeri né “danni collaterali”: sono esseri viventi che ricevono cure, attenzioni e rispetto da chi le alleva con coscienza e dedizione, anche se molte voci vogliono far credere il contrario.

Al contrario, è sotto gli occhi di tutti – e dei veterinari, e di chi vive le campagne – che gli attacchi dei lupi causano sofferenze atroci agli animali allevati: morti, ferite profonde, agonie prolungate, stress continuo per greggi costrette a vivere sotto una minaccia costante e, peggio ancora, rinchiuse h24 in stalla – perché se è vero che la natura del lupo è predare, è altrettanto vero che non è nella natura della pecora stare rinchiusa senza poter pascolare liberamente.

Parlare di benessere animale senza affrontare seriamente questo problema significa voltare le spalle alla realtà.
P.zza Guido Monaco 6 Marzo 2024.

Gli allevamenti come quello di Contena, sono allevamenti seri, che seguono le regole dettate per cercare di convivere con i predatori: cani da guardiania e recinzioni anti-lupo, fanno parte delle nostre realtà, ma molto spesso tutto questo non è sufficiente a proteggere interi greggi dislocati su molti ettari.

L’archiviazione del caso Contena rappresenta non solo una vittoria personale, ma un segnale importante: difendere il proprio lavoro, i propri animali e denunciarne la sofferenza non è un reato. È un diritto, e in molti casi un dovere morale.
Il Comitato Resistenza Pastorale esprime quindi piena solidarietà a Matteo Contena e a tutti gli allevatori che, spesso in solitudine, continuano a prendersi cura dei propri animali e del territorio, chiedendo solo di essere ascoltati e rispettati.

Difendere le pecore significa difendere chi le ama, le cura e le protegge ogni giorno. E su questo, oggi, la giustizia ha parlato con chiarezza.

Vogliamo altresì ringraziare l’Onorevole Pietro Fiocchi, che fin da subito ha mostrato solidarietà e appoggio a Matteo Contena, offrendo, anche, a titolo gratuito, il suo ufficio legale. Un gesto e un impegno non solo simbolico ma reale e concreto di vicinanza e comprensione verso una categoria troppo spesso dimenticata e di cui si sottovaluta l’importanza.

Comitato Resistenza Pastorale

 

Il comitato “Emergenza Lupo – Arezzo” esprime profonda soddisfazione e sincera solidarietà all’amico Matteo Contena per la conclusione di un iter giudiziario lungo e gravoso, finalmente approdato a un esito giusto e doveroso.

Quando ad un giovane imprenditore viene sottratta la possibilità di esercitare un mestiere che rappresenta non solo un patrimonio familiare, ma una tradizione millenaria dell’umanità, egli ha pieno diritto di denunciare con forza una realtà che troppi fingono di non vedere.

Al di fuori delle ZTL e delle narrazioni rassicuranti, esistono aziende devastate da un fanatismo ideologico travestito da ambientalismo, dall’ignoranza diffusa, dall’inerzia colpevole della politica e, va detto senza ipocrisie, da una preoccupante incapacità di distinguere la tutela della natura dalla distruzione del lavoro e della dignità di chi vive e presidia i territori.