La giornalista Maddalena Pieroni, nel corso della trasmissione “Spunti di Vista”, andata in onda il 21 gennaio 2026 su Teletruria, ha definito i comitati “antilupo” aretini come “molto violenti”.
Tale affermazione, ritenuta ingiustificata e lesiva dell’immagine e dell’onorabilità dei comitati interessati, ha motivato la presentazione di un esposto all’Ordine dei Giornalisti della Toscana, che si riporta integralmente di seguito.

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Al Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana
All’Ordine dei Giornalisti della Toscana
E p.c.
Al Direttore di Teletruria

Oggetto: Esposto per violazione dei doveri deontologici – Trasmissione “Spunti di Vista” del 21 gennaio 2026 – Giornalista Maddalena Pieroni

I sottoscritti Comitati “Resistenza Pastorale” ed “Emergenza Lupo – Arezzo”, con il presente atto intendono formalmente segnalare e denunciare una gravissima violazione dei doveri professionali, deontologici ed etici da parte della giornalista Maddalena Pieroni, iscritta all’Albo dei Giornalisti della Toscana, elenco professionisti.

In data 21 gennaio 2026, nel corso della trasmissione televisiva “Spunti di Vista”, la suddetta giornalista ha pronunciato affermazioni pubbliche oggettivamente false, gravemente lesive e apertamente diffamatorie nei confronti dei comitati cittadini che, da anni, svolgono un’attività legittima e trasparente di sensibilizzazione sulle problematiche connesse alla presenza del lupo nelle aree antropizzate del territorio nazionale.

In particolare, riferendosi alla presenza dei lupi in ambito urbano, la giornalista ha testualmente affermato:

“Sono nati addirittura, come sai, dei comitati antilupo, anche molto violenti.”

Tale dichiarazione, resa in diretta televisiva e dunque attraverso un mezzo che gode di pubblica fede, assume un carattere di eccezionale gravità per contenuto, forma e contesto.

L’espressione utilizzata è formulata al plurale, riferita esplicitamente al contesto urbano aretino.

L’identificazione dei soggetti destinatari dell’accusa è pertanto inequivocabile: nella provincia di Arezzo esistono infatti unicamente due comitati che si occupano del tema della gestione del lupo, vale a dire i sottoscritti.
Non esistono altre realtà analoghe né nel territorio provinciale, né in quelli limitrofi; l’unico altro comitato presente nell’Italia centrale opera nella provincia di Grosseto.

Già l’etichetta di “comitati antilupo” risulta falsa e strumentale: i comitati esposti non sono contro il lupo, bensì promuovono una gestione responsabile e il contenimento della specie, alla luce dei danni documentati e crescenti arrecati agli allevamenti, alla fauna selvatica e, negli ultimi anni, anche alla sicurezza delle persone.

Si tratta di soggetti parte lesa da una situazione di mancata gestione, che operano nel pieno rispetto dei principi democratici e pluralisti e che, proprio per questo, dovrebbero essere tutelati e non denigrati.

Ma l’aspetto più intollerabile e deontologicamente incompatibile con l’esercizio della professione giornalistica è l’accusa, gravissima e priva di qualsiasi fondamento, di essere “molto violenti”.

In nessuna parte del territorio nazionale risulta che comitati o associazioni che si occupano della gestione del lupo abbiano mai promosso, sostenuto o anche solo istigato azioni violente contro persone, animali o cose.

I comitati aretini, nello specifico, hanno sempre e pubblicamente preso posizione contro ogni forma di violenza, in qualunque contesto.

Essi sono stati ricevuti presso sedi ministeriali e regionali, intrattengono interlocuzioni con rappresentanti politici nazionali ed europei e sono riconosciuti come interlocutori seri e costruttivi, proprio in virtù della correttezza e responsabilità del loro operato.
L’accusa di violenza, oltre ad essere falsa, appare dunque gravemente lesiva dell’onorabilità, della reputazione e della dignità di persone e famiglie che rappresentano, nella maggior parte dei casi, vittime di una situazione di emergenza non governata.

Si respinge pertanto con assoluta fermezza ogni addebito, restituendo al mittente accuse che assumono i contorni di una diffamazione aggravata, consumata attraverso un mezzo di comunicazione di massa.

La vera violenza, in questo caso, non risiede nell’azione dei comitati, bensì nell’uso disinvolto e irresponsabile della parola, quando questa viene utilizzata per colpire soggetti collettivi identificabili, senza alcun riscontro fattuale, ledendo diritti fondamentali e alimentando stigma sociale.

Pur ritenendo che il resto del servizio esprima valutazioni personali e come tali legittimamente opinabili, la diffamazione di cittadini per bene, veicolata attraverso la televisione e gli altri media collegati, rappresenta un fatto di estrema gravità, incompatibile con i doveri di correttezza, verità, continenza e responsabilità richiesti alla professione giornalistica.

Alla luce di quanto esposto, si chiede formalmente a codesto spettabile Consiglio di voler valutare l’adozione dei provvedimenti disciplinari ritenuti opportuni nei confronti della giornalista Maddalena Pieroni, in difetto di una smentita ufficiale e di formali scuse pubbliche.
In mancanza di tali atti riparatori, i sottoscritti si riservano di adire ogni competente sede giudiziaria, civile e penale, a tutela della propria onorabilità e dei valori che rappresentano.

Ai fini di ogni opportuna valutazione, si rappresenta che la trasmissione oggetto del presente esposto è disponibile per la visione integrale al seguente indirizzo:
https://youtu.be/9bSxepEJxHE?si=LNGVD_-HPhINhRII

Con osservanza.

Arezzo, 24 gennaio 2026

Veronica Ambrosino
Presidente del comitato “Resistenza pastorale”

Marco Bruni
Presidente del Comitato “Emergenza lupo – Arezzo”
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Preso atto delle scuse pubbliche espresse dalla giornalista Maddalena Pieroni durante la trasmissione “Spunti di Vista”, andata in onda il 27 gennaio 2026, i Comitati “Resistenza Pastorale” ed “Emergenza Lupo – Arezzo” non hanno ritenuto più necessario procedere nei confronti della giornalista né dell’emittente televisiva Teletruria.
Hanno chiesto pertanto al Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana l’archiviazione della vicenda, definitivamente risolta.